Riflessioni – Chiesa Cattolica Romana (Parte I) – Tradizione della Chiesa Cattolica o Sacra Scrittura?

Riflessioni – Chiesa Cattolica Romana (Parte I) – Tradizione della Chiesa Cattolica o Sacra Scrittura?

Ad oggi non mi ritengo un credente (non ancora almeno…), tuttavia si è ritenuto necessario, per amor di ‘verità’, denunciare come sia stato, nei secoli, falsato, da parte della Chiesa Cattolica Romana, il messaggio evangelico contenuto nelle Sacre Scritture.

N.B. I passi biblici riportati nel seguente studio (nel caso non sia indicato diversamente) sono presi dalla traduzione biblica Nuova Riveduta (società biblica di Ginevra). La parola con carattere maiuscoletto: ‘SIGNORE’, nella traduzione biblica Nuova Riveduta, viene usata per indicare il termine ebraico: ‘Yahweh’ (nome di Dio); la parola con carattere normale: ‘Signore’ è, invece, la traduzione letterale del termine ebraico: ‘Adhonai’. Laddove ricorre ‘Adhonai Yahweh’ è riportato (sempre nella versione Nuova Riveduta) con l’espressione ‘il Signore, DIO’ (per evitare la ripetizione).

Il Concilio di Trento, nell’anno 1545, dichiarò che la ‘Tradizione’ dev’essere ritenuta di eguale autorità delle Sacre Scritture.

Per ‘tradizione’ si intendono gli insegnamenti umani provenienti da epoche, circostanze, culture e altre svariate fonti nell’ambito della storia della Chiesa Cattolica.

I farisei credevano la stessa cosa della ‘Tradizione’ e Gesù li rimproverò severamente perché con essa spesso si annulla la Parola di Dio: Marco 7:7-13; Colossesi 2:8; Galati 1:6-9.

Al punto 82 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l’interpretazione della rivelazione <attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra (la Tradizione e la Sacra Scrittura) devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto>”.

Al punto 97 si legge: “<La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio>, nel quale, come in uno specchio, la Chiesa Pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze”.

Al punto 100 si legge: “L’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui”.

La verità, nei riguardi della Persona e della Volontà di Dio, è rivelata nelle Sacre Scritture; un buon credente dovrebbe attenersi ad esse e non considerare le tradizioni secolari umane ove queste siano, con le Sacre Scritture, in evidente contrasto.

Atti 17:11: “Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”.

2 Timoteo 3:14-17: “Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate, e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.

Galati 1:6-10: “Mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo a un altro vangelo. Che poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso; se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema…”.

Tito 1:13-14: “…Perciò riprendili severamente, perché siano nella fede, e non diano retta a favole giudaiche né a comandamenti di uomini che voltano le spalle alla verità”.

1 Giov. 2:26-27: “Vi ho scritto queste cose riguardo a quelli che cercano di sedurvi. Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi, e non avete bisogno dell’insegnamento di nessuno; ma siccome la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera, e non è menzogna, rimanete in lui come essa vi ha insegnato”.

2 Giov. v. 9-10: “Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo”.

Romani 15:4: “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza”.

1 Tessalonicesi 2:13: “Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi la accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”.

Efesini 5: 6-10: “Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli… Comportatevi come figli di luce… esaminando cosa sia gradito al Signore”.

Efesini 5:15-17: “Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi;…Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore”.

Colossesi 2:4-10: “…Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui, radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento. Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo…”.

Colossesi 2:18-23: “Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale…”.

Matteo 5:18-19: “Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato…”.

Matteo 24:35: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

2 Corinzi 2:17: “Noi non siamo infatti come quei molti che falsificano la parola di Dio; ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo”.

2 Corinzi 4:2: “al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità…”.

2 Corinzi 11:4: “Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi lo sopportate volentieri”.

1 Timoteo 1:3-7: “Ti ripeto l’esortazione che ti feci mentre andavo in Macedonia, di rimanere a Efeso per ordinare ad alcuni di non insegnare dottrine diverse e di non occuparsi di favole e di genealogie senza fine…Alcuni hanno deviato da queste cose e si sono abbandonati a discorsi senza senso. Vogliono essere dottori della legge ma in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza”; 1 Timoteo 6:3-10.

1 Timoteo 4:6-8: “Esponendo queste cose ai fratelli, tu sarai un buon servitore di Cristo Gesù, nutrito con le parole della fede e della buona dottrina che hai imparata. Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esercitati invece alla pietà…”.

2 Pietro 1:16-21: “..Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo”.

Giacomo 1:22: “Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo, voi stessi”.

Ebrei 13:8-9: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, non da pratiche relative a vivande, dalle quali non trassero alcun beneficio quelli che le osservavano”; Ebrei 9:9-10.

Marco 7:1-13: “…(..Vi sono molte altre cose che osservano per tradizione: abluzioni di calici, di boccali e di vasi di rame). I farisei e gli scribi gli domandarono: <Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?> E Gesù disse loro:<Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto:<<Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini>>. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini>. Diceva loro ancora: <Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto:<<Onora tuo padre e tua madre>> e <<Chi maledice padre o madre sia condannato a morte>>. Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: <<Quello con cui potrei assisterti è Corban>> (vale a dire un’offerta a Dio) non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte>”.

Matteo 19:16-21 (‘rispettare i comandamenti è cosa necessaria’); Luca 11:28: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”.

In questi passi citati si ha la certezza di come sia importante, utile e necessario, per un credente, praticare con fedeltà i comandamenti e la Parola di Dio, anziché la tradizione degli uomini.

La Chiesa Cattolica Romana, ma anche altre religioni cosiddette cristiane affermano che la tradizione va rispettata al pari della Parola di Dio e le praticano entrambi, almeno così dicono.

In realtà soprattutto la Chiesa Romana rispetta e pratica molto più la sua tradizione (secolare e pagana), anziché la Parola di Dio; si manipola quest’ultima per assoggettarla alle ideologie già possedute derivanti dalle proprie tradizioni secolari.

Al contrario, a voler davvero essere cristiani, solo la Parola di Dio dev’essere presa in considerazione come fonte di verità, altrimenti si rischia di agire come i farisei e gli scribi descritti in Marco 7:1-13.

Ed è proprio del passo di Marco che vorrei parlare: questi farisei e scribi del tempo di Gesù avevano modificato il quinto comandamento del decalogo divino (“Onora tuo padre e tua madre…”) a causa della loro tradizione, ovvero rispettavano questa più della legge di Dio.

I religiosi cattolici sono del tutto simili a loro, anzi direi molto peggio; citando l’esempio dei comandamenti, si potrebbe dire, per esempio, che mentre i giudei di quel tempo si erano limitati solo a modificare il senso di alcuni comandamenti del decalogo, i religiosi della Chiesa di Roma, hanno debellato, invece, completamente il secondo comandamento di Mosè: Esodo 20:1-17; Deut. 5:6-21 sdoppiando il decimo in due comandamenti per recuperare quello tolto, così da averne sempre dieci. Purtroppo non fanno solo questo, ma tanto e tanto altro ancora. In questo senso, i farisei e gli scribi erano inferiori in ipocrisia a questi religiosi di oggi.

La tradizione cattolica è fatta di tutte le dottrine che nel corso dei secoli si sono aggiunte all’insegnamento della Bibbia, di Gesù e degli apostoli.

Il contatto tra il popolo e la Parola di Dio nel corso dei secoli è stato sempre ostacolato dalla gerarchia cattolica sia con un’interpretazione molto parziale sia con la proibizione pura e semplice della sua lettura e stampa nella lingua del popolo (lingua volgare).

Il Papa Gregorio Magno (590-604) istituì che, nella liturgia, l’unica lingua ammessa fosse il latino (ciò fu debellato solamente nel Concilio Vaticano II) tanto che il popolo non poteva comprendere le già rare letture bibliche nelle funzioni religiose.

Si andava sempre più verso la proibizione totale delle Sacre Scritture.

Il Concilio di Tarragona del 1234 decretò: “Nessuno ha il diritto di leggere o di diffondere l’Antico o il Nuovo Testamento sotto pena di essere accusato di eresia”.

E pensare che la Parola di Dio sarebbe stata data a tutti per istruire, per aumentare la fede, la speranza, e la conoscenza nella proclamata verità del Cristo (Atti 17:11; 2 Timoteo 3:14-17).

Quelli che in qualche modo leggevano la Bibbia e ne diffondevano il messaggio in semplicità venivano perseguitati, torturati, e spesso anche uccisi, sotto lo stampo di eretici.

Vorrei farvi leggere, in tal senso, un documento storico molto interessante conservato nella biblioteca nazionale di Parigi, e pubblicato in data 3 Novembre 1911 a Gerusalemme, dalla rivista settimanale The Truth’ (‘La Verità’). Questo documento contiene dei consigli che i cardinali diedero al Papa Giulio III all’epoca della sua elezione alla Santa Sede nell’anno 1550.

Documento storico al tempo della Riforma –

Foglio B-N.1088- Vol. II – pagg. 641-650

Fra tutti i consigli che possiamo avere a presentare alla Sua Santità, ne riserviamo il più importante in ultimo. Dobbiamo tenere gli occhi bene aperti ed intervenire con tutta la potenza nostra nell’affare che abbiamo da considerare”.

Trattasi di quanto segue: “La lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile, specialmente nelle lingue moderne e nei paesi sottomessi alla vostra autorità. Il pochissimo che viene letto generalmente alla messa dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggere di più. Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno; ma nel momento che se ne vorrà leggere di più, i vostri interessi cominceranno a soffrire. Ecco il libro che più di nessun altro provocò contro di noi le ribellioni, le tempeste che hanno arrischiato di perderci. Difatti, se alcuno esamina accuratamente l’insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni e vedrà che il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e più spesso ancora è in opposizione ad essa. Se il popolo si rende conto di questo ci provocherà senza requie finché tutto venga svelato ed allora diventeremo l’oggetto della derisione e dell’odio universale. È necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo però con gran prudenza per non provocare tumulti”.

Inutile ogni commento!

Molti che ebbero l’iniziativa di tradurre le Sacre Scritture nella lingua del popolo furono, alcuni, perseguitati altri anche uccisi.

È solo a partire dal Pontificato di Leone XIII (1878-1903) che nella Chiesa Romana si comincia a parlare di ricerca biblica e di società bibliche; si nota una certa disponibilità alla ricerca, al tradurre le Sacre Scritture nelle lingue del popolo, per arrivare poi all’apertura più completa espressa nel Concilio Vaticano II.

C’è da dire anche che se con il Concilio Vaticano II si ha più libertà nel parlare, nel promuovere e nel diffondere il messaggio biblico in semplicità, senza rischi di essere perseguitati o uccisi, si dovrebbe provare uno smisurato senso di sconcerto nel pensare che, per secoli e secoli, milioni e milioni di individui sono stati privati della lettura della Bibbia e che sia stato loro obbligato di non cercare e di non credere in una verità che non fosse esclusivamente quella della Chiesa Romana, e perfino vietato di ascoltare la Parola di Dio nei luoghi di culto, perché tutto veniva quasi esclusivamente celebrato in lingua latina, ed è facile pensare che la stragrande maggioranza del popolo cattolico, in tal senso, non comprendesse alcunché.

Nel 1442 il Concilio Ecumenico di Firenze nel suo decreto ‘pro Iacobitis’ afferma: “Nessuno di quelli che sono fuori dalla Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma neppure i giudei o gli eretici o gli scismatici possono conseguire la vita eterna; essi invece sono destinati al fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli se prima della morte non si saranno aggregati ad essa… nessuno per quante elemosine abbia potuto fare ed anche se avesse versato il proprio sangue per il nome di Cristo si può salvare se non è rimasto nel seno e nell’unità della Chiesa Cattolica”.

Nel 1866 prima ancora di istituire il dogma dell’infallibilità papale, Pio IX si era così espresso: “Io sono il successore dell’apostolo Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, io solo ho il compito di guidare e governare la barca di Pietro; io sono la via, la verità, la vita (Ciò è un abominio, vedere in Giov. 14:6). Chi è con me è nella Chiesa, chi non è con me è fuori dalla Chiesa, è fuori della via, della verità e della vita”.

È a dir poco sconcertante quanto, in tal sede, dichiarato da Pio IX, ma non è tutto; nel 1870 Pio IX (1846-1878), dopo che la Chiesa di Roma aveva subito un indebolimento politico e militare crescente con la Riforma, pensò bene di ricorrere a nuove misure per preservare il potere dei Papi e della Chiesa; egli promulgò il dogma dell’infallibilità pontificia e si ‘mise’ al posto di Dio.

Con l’infallibilità si intende che quando parla il Papa riguardo a dottrine, dogmi, o comunque ad interessi della Chiesa, è Dio che parla. Ciò doveva servire a legare più strettamente i cattolici al potere papale.

Questo fu anche un imponente legaccio, in quanto affermando l’infallibilità pontificia si dichiarava che le dottrine e i dogmi di fede emanati da qualsiasi Papa, presente, passato e futuro erano infallibili e rimanevano tali; è Dio che le ha ordinate attraverso il Vicario di Gesù in terra.

Odiernamente gli stessi teologi cattolici, pur trovando puerili e contraddittorie molte dottrine e affermazioni fatte da molti Papi, in virtù di tale dogma sono ‘obbligati’ a continuare a promuovere tutte le dottrine emanate da qualsiasi Papa e quando le contraddizioni sono eclatanti si agisce con cautela, ovvero cercando di rendere la cosa il meno evidente possibile.

C’è da dire che prima del dogma di Pio IX si credeva solo nell’infallibilità conciliare, ovvero, nell’infallibilità solo delle dottrine e dei dogmi emanati dai Concili.

Questo Papa toccò il culmine dell’orgoglio; si dichiarò: “la via, la verità e la vita”, quando, invece, secondo le sacre scritture solo Gesù lo sarebbe.

Come può un uomo dichiararsi infallibile? È pura idiozia solo pensarlo; questi, invece, ne ha fatto un dogma di fede infischiandosene di Dio, della sua Parola, e delle più basilari leggi della logica.

Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, si afferma che anche altri credenti non cattolici possono essere salvati e che si possono ritenere fratelli anche coloro che sono usciti dalla Chiesa di Roma o che non lo sono mai stati, purché siano ‘cristiani’.

Per secoli, i Concili e i vari Papi, avevano ritenuto condannati all’inferno e perseguitato coloro che si erano attenuti ad un modello di fede, seppur ‘cristiano’, diverso da quello cattolico, ovvero a un modello semplice e ancorato alle Sacre Scritture; eppure oggi si crede e si agisce diversamente. Com’è possibile ciò? Dio avrebbe forse cambiato idea?

Se era Dio che ispirava i vari Concili cattolici e i vari Papi nel prendere misure drastiche e malvagie, nel porsi con pregiudizi, persecuzioni (vedasi l’inquisizione) nei confronti di coloro che osavano semplicemente leggere la Bibbia o cercavano di diffonderla o tentavano di tradurla nella lingua popolare per farla conoscere a tanti altri, come mai lo stesso Dio oggi la penserebbe diversamente?

È chiaro che Dio nei confronti di costoro non ha ispirato alcunché; questi signori, semplicemente, sono stati, e sono tutt’ora, nella menzogna e nell’ipocrisia.

Gli apostoli dichiararono che sarebbero venuti molti falsi dottori e profeti che avrebbero introdotto false dottrine ed eresie occultando la verità.

2 Timoteo 4:3-4: “Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole”.

1 Giov. 4-1: “Carissimi, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo”.

2 Pietro 2:1-3: “…come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione… Molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false…”.

2 Pietro 3:15-16: “…In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture”.

Atti 20:29-31: “Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli…”.

2 Tessalonicesi 2:9-12: “La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficacia di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e di iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati”.

2 Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”.

Anche Gesù profetizza a riguardo in Matt. 24:23-25: “… perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile anche gli eletti…” (Matt. 7:21-23).

Infine in 1 Timoteo 4:1-3 Paolo dice: “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio…”.

Interessante come questa profezia, riguardo al divieto del matrimonio (ma non solo) trovi ampia e precisa correlazione con l’iniqua opera della Chiesa Cattolica, difatti essa vieta il matrimonio ai preti perché questi devono compiere ‘un ministero divino’ (1Timoteo 3:2: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie…”. Tito 1-6).

1 Corinzi 9:5: “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?”.

L’apostolo Pietro (‘Cefa’)che i teologi cattolici definiscono ‘primo Papa’, era sposato (Marco 1:29-31; Luca 4:38-39; Matt. 8:14-15).

Riguardo al celibato la Scrittura lo nega e anzi si oppone a tale direttiva forzata della Chiesa Romana: 1 Corinzi 7:8-9; 1 Timoteo 3:2,4.

Il celibato dei preti fu decretato da Papa Gregorio VII nell’anno 1079. Pietro era sposato: 1 Corinzi 9:5; Matt. 8:14-15, ecc., e anche altri apostoli lo erano.

La Chiesa Romana ha introdotto a poco a poco le sue dottrine e i suoi dogmi di fede; ciò dovrebbe ancora di più aiutare colui che voglia davvero professare la fede nel Cristo ad intuire e comprendere, come, mentre nella Bibbia le dottrine sono da sempre rivelate e scritte, per la Chiesa Romana ci sono voluti numerosi secoli per completare e arrivare alle proprie odierne dottrine; di tanto in tanto, di secolo in secolo, infatti, si introduceva una dottrina nuova, un dogma nuovo, fino ad arrivare al completo e menzognero credo cattolico di oggi.

Gesù disse anche in Matt. 23:5-12: “…Ma voi non vi fate chiamare ‘Rabbi’; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo…”.

Come si spiegano, prendendo in considerazione le parole appena citate di Gesù, i titoli di ‘Santo Padre’, ‘Sua Santità’, ‘Pontefice Massimo’, ‘Papa’, ‘Padre’ (nel senso di Padre spirituale, come titolo dato ai preti cattolici) adottati nel seno della Chiesa Cattolica?

Anche qui è inutile alcun commento!

Gli ecclesiastici cattolici, ma non solo, sono anche simili ai religiosi giudei del tempo di Gesù (Marco 12-38-40; Luca 20:45-47; Luca 11:43; Matt. 23-1-34; Giov. 5:44), difatti ‘amano passeggiare in lunghe vesti, mettersi in mostra con lunghe preghiere, amano anche i saluti nelle piazze e i primi posti nei conviti, e prendere gloria gli uni dagli altri’.

Il Papa Giovanni Paolo II, il 12 Marzo del 2000, chiese perdono per gli errori commessi dalla Chiesa Romana riguardo all’Inquisizione e alle Crociate, ma non si sarebbe dovuto pensare forse anche di chiedere perdono per gli errori spirituali riguardo alle dottrine e i dogmi di fede errati che ha operato e continua ad operare la Chiesa Romana?

Se si è potuto sbagliare nelle opere lo si è potuto fare anche nelle dottrine e nei dogmi di fede; ma ammettere ciò sarebbe estremamente difficile per qualsiasi Papa.

La Sacra Scrittura, si oppone ferocemente alla tradizione cattolica romana.

La richiesta di perdono da parte del Papa non ha impiegato un grosso sacrificio, nell’accettazione da parte del popolo cattolico, per il semplice motivo che tali fatti e opere del passato (dei quali la stragrande maggioranza della gente di oggi sa poco o niente) non hanno direttamente interessato i cattolici di oggi.

A differenza delle donne e degli uomini del passato, quelli di oggi non hanno e non possono avere la sensibilità e la capacità di comprendere a pieno le barbarie e le carognate subite da gente estremamente indifesa, nelle epoche buie del Medioevo e non solo. In pratica, bisognerebbe aver vissuto in quei tempi, aver fatto parte della cerchia di quei milioni di individui che sono stati torturati, perseguitati e uccisi, per comprendere pienamente il potere blasfemo che ha posseduto e possiede tutt’ora la Chiesa Cattolica Romana.

Le barbarie della Chiesa Romana erano operate sia a livello psicologico che fisico, senza alcun tipo di ritegno per la dignità dell’uomo, il quale anche a detta della medesima Chiesa Romana, sarebbe creato a immagine e somiglianza di Dio.

Ciò che rafforza la Chiesa di Roma da un lato è la tradizione di tali false dottrine tramandate da secoli e secoli, ovvero da troppo tempo, per alcune, per essere oggi disconosciute.

Se questi Papi e i vari Concili cattolici hanno sbagliato nel decidere riguardo all’Inquisizione, alle Crociate, al proibire di leggere la Bibbia, di diffonderla, di stamparla, ecc., quando invece dicevano di eseguire, sotto la spinta dello Spirito Santo, precisi ordini da parte di Dio non è possibile che abbiano potuto sbagliare anche riguardo alle dottrine da loro stessi emanate?

Non è solo possibile, ma certo, visto che la Bibbia, su cui essi dichiarano di appoggiarsi, lo dichiara apertamente.

Anche se volesse il Papa, riguardo alle dottrine e ai dogmi di fede della sua Chiesa non potrebbe dir nulla a sfavore, perché c’è la famosa infallibilità papale del 1870 riguardo alla quale qualsiasi dottrina o dogma istituita da un Papa è infallibile e non revocabile, perché istituita dal ‘Vicario di Cristo in terra’, ‘l’infallibile uomo di Gesù’.

È un dato certo che il promuovere ed istituire guerre, Crociate, Inquisizione, torture, persecuzioni, proibizioni, sono stati decisi dai Concili e dai vari Papi.

Queste decisioni conciliari e papali non erano sempre direttive riguardo alla fede e alla Chiesa?

Non dovevano essere infallibili anche in questa circostanza?

Perché non lo sono stati?

Risposta: perché nessuno di essi lo è!

Nella Chiesa Cattolica, si è susseguita, nei secoli, un’invenzione dopo l’altra, e si è arrivati ad una organizzazione religiosa cosiddetta ‘cristiana’ che non è più degna, già da secoli e secoli, di essere definita come tale (ovvero cristiana).

Nei tempi moderni la gerarchia ecclesiastica romana non può più permettersi di fare opposizione alle traduzioni e alla diffusione della Bibbia; ha dovuto, appunto, rinunciare a questa forma di lotta contro la verità cristiane contenuta nelle Sacre Scritture.

La rapida diffusione della Bibbia è stata ed è una grossa spina nel fianco per la Chiesa Romana. In effetti, il numero di quelli che ogni anno abbandonano il cattolicesimo in seguito alla lettura e studio della Bibbia aumenta (anche se spesso però passano dalla pentola alla brace…).

I teologi cattolici, dal canto loro, nelle varie edizioni delle loro bibbie tradotte nelle varie lingue, sono costretti ad inserire nella parte inferiore delle pagine del testo, le varie interpretazioni dottrinali cattoliche riguardo a molti passi che potrebbero svegliare dal sonno il lettore cattolico.

Così mascherano il contrasto (o almeno cercano di farlo) fra il contenuto delle Sacre Scritture e le varie dottrine cattoliche.

La Bibbia non dovrebbe avere note esplicative da parte dell’uomo, in quanto essa si dovrebbe interpretare da sé.

Come visto cambiano i modi, ma la Chiesa Cattolica usa sempre mezzi ipocriti e menzogneri per fare accettare le proprie dottrine: un tempo con la proibizione della lettura biblica, la violenza e l’uccisione per chi trasgrediva i suoi dettami, oggi con una più raffinata e sottile forza di persuasione; d’altronde non potrebbe fare altrimenti, visto che il mondo di oggi, pieno di libertà democratica, è affamato di cultura e di conoscenza, anche se molto spesso, o quasi sempre, gli obiettivi sono tutt’altro che la conoscenza di Dio.

Vediamo come, nel corso dei secoli, nella Chiesa Romana si siano accumulate una serie di dottrine menzognere; per alcune, prima di essere idealizzate e dogmatizzate ci sono voluti molto secoli, per altre è bastato il capriccio di un iniquo Papa o di un iniquo Concilio.

La verità, per chi vuol credere nel Dio cristiano, è tutta nelle Sacre Scritture, ma i teologi cattolici, di tanto in tanto, inventarono una dottrina e dei dogmi.

Qui ne presento alcune:

Nell’anno 431, nel Concilio di Efeso, fu ufficializzato il culto di Maria e fu dichiarata ‘Madre di Dio’.

Nell’anno 787, nel secondo Concilio di Nicea, fu introdotto, ufficialmente, il culto delle immagini e delle reliquie.

Nel 1079 fu decretato, da Papa Gregorio VII, il celibato dei preti.

Nel 1090 Pietro l’Eremita introdusse la corona del Rosario.

Nell’anno 850, sotto Papa Leone IV, comparvero, per la prima volta, le Indulgenze; la vendita di esse iniziò nell’anno 1190, fino all’epoca della Riforma.

Nel 1215 fu decretato, da Papa Innocenzo III, il dogma della Transustanziazione.

Nel 1215, nel Concilio Laterano, Papa Innocenzo III istituì la confessione auricolare, o confessione dei peccati all’orecchio, del prete con l’assoluzione.

Nel 1220, Papa Onorio III, sancì l’adorazione dell’ostia.

Nel 1414, al Concilio di Costanza, la Chiesa Romana proibì il calice ai fedeli nella comunione.

Verso l’anno 593, fu idealizzata, da Gregorio Magno, la dottrina del Purgatorio, la quale fu considerata come dogma di fede, invece, solo nel Concilio di Firenze nell’anno 1439.

Nell’anno 1545, con il Concilio di Trento, si dichiarò che la tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità della Bibbia.

Nell’anno 1854, Papa Pio IX, istituì come dogma di fede l’Immacolata Concezione di Maria.

Nell’anno 1870, Papa Pio IX, stabilì il dogma dell’infallibilità papale.

Nell’anno 1950, Papa Pio XII, proclamò come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria in cielo.

Si potrebbe andare ancora avanti elencando decine e decine di altre assurde e menzognere dottrine istituite dalla Chiesa Romana.

Secondo le Sacre Scritture, la Chiesa di Dio non è un luogo di adulteri, pagani, idolatri e quant’altro (che riempiono le sale delle chiese cattoliche e di tante altre denominazioni e che fanno solo numero).

La Chiesa locale di Roma ebbe sempre un posto importante nella cristianità post-primitiva.

La ragione è che Roma per secoli è stata il cuore dell’impero romano, e la sua importanza non venne meno neanche quando Costantino l’imperatore fece di Costantinopoli la nuova capitale politica dell’impero.

La Chiesa rimase fedele agli insegnamenti del Cristo in linea di massima per circa trecento anni dalla sua nascita al tempo degli apostoli.

Quella fu l’epoca dei martiri della fede a causa delle persecuzioni della Roma pagana. Avvenne poi pian piano che la Chiesa locale di Roma, essendo nella Roma pagana, iniziò ad avere più prestigio, potere, e autorità sulle altre, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Con la ‘conversione’ di Costantino il Grande il cristianesimo iniziava un’era di favoritismi da parte dell’impero romano. I cristiani non venivano più perseguitati e i luoghi di culto venivano resi liberi; ma nello stesso tempo iniziava un’era buia per il cristianesimo vero.

Costantino, nel 313, promulgò, a Milano, con Licinio ‘l’Editto di tolleranza’ concedendo libertà di culto ai cristiani.

Questo fu il primo passo per l’inizio della creazione di quella Chiesa pagana di ‘massa’ che è l’odierna Chiesa Cattolica Romana, ma il fatto più importante si ebbe alcuni decenni dopo la morte di Costantino con: l’’Editto di Tessalonica’ emesso da Teodosio (‘imperatore d’Oriente’) con il consenso anche di Graziano (‘Imperatore d’Occidente’) nel 380, in cui si proclamò il cristianesimo religione ufficiale di Stato.

Teodosio e Graziano erano gli Imperatori dell’Impero Romano che a quel tempo era diviso in due parti, oriente ed occidente.

Ecco l’Editto come ci è stato conservato nel codice di Giustiniano, l’Imperatore che promosse la sistemazione del diritto romano nel IV secolo; l’Editto era scritto in latino, ma qui è tradotto in italiano: “Gli imperatori Graziano Valentiniano e Teodosio al popolo della città di Costantinopoli. Tutte le nazioni governate dalla nostra clemenza rimarranno in quella religione che fu tramandata dall’apostolo Pietro ai romani, e che ora è seguita dal pontefice Damaso e da Pietro vescovo d’Alessandria ed uomo dalla Santità Apostolica, in modo che crediamo, che secondo l’insegnamento Apostolico e la dottrina evangelica, v’è un solo Dio, che sussiste in tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, che godono della stessa dignità e quindi costituiscono la Santa Trinità. Ordiniamo dunque a quelli che osservano questa legge di prendere il nome di Cristiani Cattolici, mentre tutti gli altri, che noi riteniamo stupidi e pazzi, devono essere dichiarati eretici. Essi saranno puniti dall’ira di Dio, ma anche dalla nostra Autorità, guidati come siamo dalla sapienza divina”.

(Nell’Editto si fa accenno al termine ‘pontefice’, tuttavia esso non riguarda ancora il titolo assoluto che in seguito, secoli dopo, verrà dato al vescovo di Roma; in quei tempi antichi i pontefici erano dei vescovi con particolari incarichi di posizione).

Secoli dopo il titolo di ‘Pontifex Maximus’ fu assunto dal vescovo di Roma che divenne il Pontefice assoluto (il Papa), Capo della Chiesa Cattolica Romana.

Da questo Editto si deduce che la Chiesa locale di Roma era considerata, dagli Imperatori, come un importante punto di riferimento per la fede cristiana.

Anche se nell’Editto è menzionato il vescovo della Chiesa d’Alessandria è un fatto che la Chiesa locale di Roma acquistò sempre più importanza e la fede, ivi professata, era l’unica ammessa nell’impero.

I pagani cominciavano ad essere perseguitati, e tra il 391 e il 392 i sacrifici pagani furono proibiti e molti templi (pagani) furono chiusi.

Possiamo, dunque, dire che per l’anno 394 il cristianesimo era diventato una vera e propria religione di Stato e che l’impero era stato ‘cristianizzato’ nel senso che essere cristiani non era più soltanto una questione personale di fede in Cristo, ma anche una questione politica.

D’altro canto è vero anche che la stessa cristianità fu romanizzata e paganizzata in questo stesso processo, il quale possiamo definire bilaterale.

In tutto questo la Chiesa locale di Roma, con il suo vescovo, aveva sempre più preminenza sulle altre chiese.

Si arriva poi con Gelasio I, vescovo di Roma (dal 492 al 496), con il suo ‘Decreto Gelasiano’ nel quale si hanno le prime asserzioni chiare a una supremazia del vescovo di Roma su tutta la Chiesa Cristiana.

Da premettere che, prima, i cristiani, per via delle persecuzioni, si riunivano clandestinamente per non essere incarcerati, ma poi, in un primo momento con la conversione di Costantino (con l’’Editto di Tolleranza’) e in seguito con l’’Editto di Tessalonica’, ingenuamente, credendo di vedere l’esplicita liberazione dai loro problemi, essi si adeguarono (anche se non tutti) a queste nuove riforme imperiali a loro ‘favorevoli’.

Tuttavia questi non sapevano a cosa sarebbero andati incontro, da lì a poco tempo, le loro chiese e comunità cristiane impregnate ancora di vera fede verso il Cristo.

Prima di allora, le chiese cristiane non erano altro che comunità di veri credenti, i quali riunitisi clandestinamente in casa di qualcuno, o in altro luogo, adoravano Dio in verità e con sincera fede.

(La Chiesa di Cristo, secondo le Sacre Scritture, non è un edificio, ma è l’adunanza dei veri fedeli riuniti nel nome del Signore: 1 Corinzi 16:19; Colossesi 4:15. La Chiesa come corpo mistico di Gesù è costituita da tutti i credenti ‘rigenerati dallo Spirito Santo’ che trascende ogni movimento organizzato, in quanto nessuna struttura esistente sulla terra rappresenta unicamente ed appieno il corpo mistico di Cristo Gesù. Ogni credente veramente rigenerato dallo Spirito Santo è un membro della vera Chiesa di Cristo che non è, dunque, un bel edificio fatto di pietre o un movimento, o un organizzazione religiosa, ma la comunità universale di soli credenti veramente nati di nuovo).

È con la ‘conversione’ di Costantino, e con la cristianità che divenne religione di stato (‘Editto di Tessalonica’), che via via andando si hanno sempre più le prime ‘spettacolari’ costruzioni delle basiliche, delle chiese intese come edifici, ecc..

Sin dalla ‘conversione’ di Costantino, ma soprattutto con ‘l’Editto di Tessalonica’ quando il cristianesimo fu ufficialmente dichiarato religione di Stato, avvenne che moltitudini di pagani furono ammessi e costretti ad entrare nelle chiese cristiane, ma ahimè, al contrario di quanto rivelato nelle Sacre Scritture, col solo battesimo d’acqua senza il ravvedimento e la conversione del cuore.

Essi portarono in seno alle chiese cristiane i loro riti pagani, le loro cerimonie, le loro ideologie e la loro predisposizione verso un’iniqua trascendenza del divino attraverso la rappresentazione di immagini, sculture ed idoli e tanto altro ancora, facendo sì che la Chiesa divenisse ben presto romanizzata e paganizzata.

Si può dire che Costantino con la sua fasulla conversione (del resto, egli, pur favorendo la cristianità con il suo Editto, si battezzò solo poco prima di morire) diede inizio a quello che poi sarà il potere pagano della Chiesa Romana fino ai giorni nostri.

I cristiani clandestini di quel tempo non potevano ben immaginare a cosa tutto ciò avrebbe dato inizio e portato nella storia del cristianesimo; non sapevano che collaborando con l’impero di Roma si sarebbe arrivati alla paganizzazione e romanizzazione di molte chiese, le quali prima, seppure in modo clandestino, erano però impregnate di vera dottrina e di sana fede.

La vera dottrina cristiana si trova tutta nelle Sacre Scritture e soprattutto nei vangeli e nelle lettere degli apostoli. La Chiesa Romana alle vere dottrine vi ha aggiunto quelle false (annullando pure molte ‘sane’ dottrine bibliche), pratiche pagane, ecc., per cui ha assolutamente perso il diritto di denominarsi come religione cristiana.

La Chiesa Cattolica Romana, dovrebbe davvero ravvedersi (e non solo essa…) eliminando tutte le dottrine menzognere, la tradizione, i riti e i dogmi di fede pagani contrari al contenuto delle Sacre Scritture o rinunciare a definirsi fede cristiana.

La vera Chiesa di Cristo è composta di persone veramente convertite al Cristo (e non solo di individui battezzati in acqua).

La Chiesa Romana è, invece, per la stragrande maggioranza composta da ‘cristiani’ battezzati, ma non ‘praticanti’ (questo solo, già di per sé, basterebbe, ai più accorti, per capire di che Chiesa trattasi).

D’altronde, i credenti cattolici, vengono battezzati da neonati (pedobattesimo) senza aver scelto di credere in Dio e senza aver avuto, in tal senso, alcun tipo di ravvedimento (i pochi mesi di vita che hanno quando vengono battezzati non gli danno, in tutta evidenza, tali facoltà e possibilità) per cui nella Chiesa Romana (la quale oggi conta più di un miliardo di membri) troviamo solo il numero, la quantità di ‘cristiani’, ma non la qualità.

È risaputo che i ladri, gli idolatri, gli indovini, i maghi, gli adulteri, i fornicatori, i perversi d’ogni genere, i lussuriosi, i truffatori, i mafiosi e quant’altro ancora fanno abbondantemente parte del famoso numero dei cattolici nel mondo e sono quelli che fanno numero nelle Chiese Cattoliche Romane.

Dopo ‘l’Editto di Tessalonica’ accadde che invece di essere i cristiani ad essere perseguitati ora lo erano i pagani e venivano incarcerati e puniti, soprattutto se visti coinvolti con i sacrifici pagani.

I non cristiani, di quel tempo, trovarono vantaggioso, utile, e necessario conformarsi all’ordine dell’Editto imperiale e, quindi, tutto di un colpo, in conseguenza di ciò, nelle chiese cristiane vi furono di gran lunga più pagani non convertiti che veri convertiti.

La Chiesa di Cristo, secondo le Sacre Scritture, sarebbe dovuta forse diventare grande e maestosa? Avrebbe dovuto raggiungere splendori, unificare religioni e fedi diverse (come buddisti, induisti, musulmani, ecc.) come oggi sta avvenendo pian piano? Convogliare vasti consensi, conquistare potere anche con la forza? (vedasi l’Inquisizione e la storia delle Crociate).

Secondo quanto profetizzato da Gesù nelle Sacre Scritture niente di tutto questo: Egli dichiara che la sua Chiesa non sarebbe mai morta (Matt. 16:18), ma sarebbe stata però solamente un ‘piccolo gregge’ (Luca 12:32), il quale sarebbe rimasto fedele alla verità.

Mi sconcerta vedere con quanta abilità si usa manipolare le Sacre Scritture per conformarle alla tradizione umana, alle ideologie passate e presenti impregnate di interessi politici ed economici ed influenzati da fattori storico-culturali.

Quando si fa dire alla Bibbia quello che non dice, quando si insegna ciò che non è vero, si produce una realtà senza effetto e senza frutti, e questa è un’innegabile realtà nella Chiesa Cattolica Romana.

Matt. 7:21-23: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: <Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti? > Allora dichiarerò loro: < Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori! >”. Matt. 7:24-27; Luca 6:46-49; Luca 13:23-30.

Un’altra causa, oltre a quella dovuta al fatto di statalizzare la cristianità come religione ufficiale dell’impero romano, che determinò il paganesimo nel seno del cristianesimo fu ancora prima di tutto ciò lo ‘gnosticismo’.

Con questo termine si identifica l’insieme dei sistemi e delle ideologie che raggiungono la loro massima espansione fra il II e il III secolo d.C., che si intersecano ed oppongono alle dottrine autentiche della comunità cristiana primitiva.

Le dottrine dello gnosticismo sono un insieme di ideologie che dalle primitive origini della Chiesa antica e fino al IV secolo, pur essendo prive di vera unità fra loro, tendevano tutte a dare un’interpretazione del messaggio cristiano in armonia con le correnti della religiosità e della cultura ellenistico-romana di quel periodo, in cui confluivano elementi di derivazione orientali, neoplatonica e neopitagorica.

Furono energicamente combattute dalla comunità cristiana ortodossa antica, ma non mancarono, però, in seguito, e anche da subito, di esercitare un notevole influsso nell’interpretazione del messaggio cristiano.

In questo, lo gnosticismo può essere visto come un chiaro fenomeno di deviazione dal cristianesimo antico autentico, con ricezione di influenze della mitologia pagana (soprattutto riguardo alle venerazioni di angeli e di essere superiori) sia anteriori allo stesso processo di gnosi che contemporanei a tale processo.

Si verificò così, in un tempo relativamente breve, un processo di ‘sincretismo’, ovvero una fusione fra uno strato pagano (con elementi e fonti soprattutto ellenistiche) e il cristianesimo antico, nel tempo, in parte gnosticizzato.

Si ha così il sincretismo cristiano storico, antico, cattolico, che spiega, almeno in parte, la tendenza a sistemare, nella religione cristiana di ‘massa’, filosofie ed elementi provenienti dai più vari ambiti. In altre parole, potremmo dire che il ‘sincretismo cristiano’ fu la fusione storica tra il cristianesimo post-primitivo gradualmente gnosticizzato e le tendenze e gli elementi religiosi pagani.

Per essere più chiari, il sincretismo cristiano fu la fusione cronica e definitiva tra un cristianesimo di ‘massa’ posseduto da un processo, già in atto, di gnosi (il quale lo aveva, in qualche modo, preparato all’accettazione di elementi pagani puri o quasi) ed elementi e tendenze religiose pagane.

Questo è il processo di sincretismo storico cristiano cattolico. Lo gnosticismo è un fenomeno di deviazione dal cristianesimo autentico, con ricezione di influenze pagane, sovrapposte al messaggio cristiano e alla sua retta elaborazione dogmatica.

Anche il giudaismo, nella narrazione biblica, aveva vissuto un processo di ‘gnosi’ e di ‘sincretismo’.

Dai tempi di Mosè, Giosuè, ecc., fino ai tempi di Gesù, la religione giudaica aveva subito, mano a mano, nel corso della sua storia un percorso parallelo di gnosticismo; in pratica, era stata influenzata da vari ideologie pagane e si era spesso allontanata, e per alcune parti definitivamente, dalla vera legge di Dio.

Basta leggere il N.T. per vedere come Gesù condanni svariate volte i farisei e gli scribi e in generale il giudaismo del suo tempo, ormai pieno di tradizioni e di rivelazioni non divine. Il ‘sincretismo giudaico’ si sviluppò, a differenza del ‘sincretismo cristiano’ (che avvenne un unica volta, in un sol colpo), svariate volte nella storia d’Israele ed ebbe ogni volta delle sfaccettature similari, maturando, nel suo ripetersi, con processi graduali o istantanei.

Esso si ebbe, di volta in volta, dalla fusione delle ideologie e delle fonti pagane babilonesi, persiane, ellenistiche, e romane con la religione giudaica, la quale subiva parallelamente un processo lento e frammezzato nel tempo di gnosi da parte di elementi e tendenze religiose pagane.

Tutto ciò diede spesso vita, nella storia di Israele, a un giudaismo non biblico e, definitivamente, a una religione piena di tradizioni e ideologie, alcune delle quali, non scritturali e non divine.

Come avvenne per i giudei, così è avvenuto per il cristianesimo di ‘massa’, il quale è stato inizialmente gnosticizzato ed infine ha subito un sincretismo, ovvero una fusione catastrofica, la quale ha dato vita ad un cristianesimo pagano, estraneo al messaggio delle Sacre Scritture.

La verità, nei riguardi della Persona e della Volontà di Dio, si trova soltanto nella Bibbia; molte confessioni religiose fanno professione di ispirarsi a questo libro, ma nei fatti lo adoperano solo come paravento, infatti, le loro dottrine sono in contrapposizione con l’insegnamento di Cristo scolpito nelle pagine delle Sacre Scritture.

Se vi diranno, come hanno sempre fatto, che la Bibbia la possono capire solo i ‘dotti ecclesiastici’, sappiate che è una grave menzogna; è vero semmai, come in molte cose, il contrario, difatti i semplici e gli umili sono coloro che certe verità sostanziali delle Sacre Scritture sanno coglierle meglio nella loro purezza.

Bisognerebbe seguire Dio secondo i suoi comandamenti; Gesù disse: “insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate..” Matt. 28:20; “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” Giov. 14:15; (leggere anche Daniele 9:4-5).

Nessuno ha mai perseguitato i credenti come la Chiesa Romana. Nel 1179, per deliberazione del terzo Concilio Lateranense, si decise di sterminare gli ‘eretici’ (soprattutto Albigesi e Valdesi).

Così dal XIII al XV secolo si compì un grande sforzo per eliminarli tutti. Gli Albigesi, i Valdesi, i Bagamili, i Patarini, i Pauliciani, i Bulgari, gli Hussiti, ecc., sono stati massacrati e bruciati nel nome del Cristo. Questi gruppi religiosi sono racchiusi generalmente nel nome di ‘catari’ dal greco che significa ‘puri’.

L’Inquisizione fu istituita in modo più drastico nel IV Concilio Lateranense, da Papa Innocenzo III, per combattere, con più determinazione, queste cosiddette ‘sette cristiane’. Ad esempio, in una sola Chiesa di Bèziers, nella quale il popolo si era rifugiato, si contarono 7000 cadaveri durante la guerra Santa (Crociata Santa) dichiarata, sempre da Innocenzo III, contro gli Albigesi. Da allora il sangue corse a fiumi: in Spagna (dove l’Inquisizione durò circa 600 anni), in Italia, nei Paesi Bassi, ecc.. La Bibbia era interdetta e bastava possederne una in casa per essere mandato alla galera, alla prigione a vita o al supplizio. Le torture che venivano inflitte erano di un sadismo molto raffinato.

La Roma papale di quell’epoca sorpassò di molto in crudeltà la Roma pagana, e anche in responsabilità, in quanto agiva nel nome del Cristo.

In sostanza, in tutto questo si trova un fatto innegabile: le persecuzioni sono non solo nelle pagine di storia della Chiesa Romana, ma anche nei suoi dogmi. Il dovere di far morire gli eretici figura nei decreti infallibili ed irrevocabili dei Concili generali III e IV Lateranensi.

(Tali Concili, secondo i teologi cattolici di ogni tempo, erano e sono ritenuti ispirati dallo Spirito Santo e quindi ritenuti infallibili).

Se tali direttive persecutorie sono state ispirate da Dio (e ciò che Dio darebbe come ispirazione sarebbe infallibile e immutabile nell’essenza) come mai oggi si affronta la questione dei cosiddetti ‘eretici’ con uno spirito diverso?

Non è forse perché a decidere questi atti conciliari (e non solo questi) è stata la mente di uomini niqui e non la volontà di Dio? Altrimenti si agirebbe con crudeltà e decisione in tali questioni anche oggi, se come è vero che si crede, da parte cattolica, che era volontà di Dio uccidere un individuo, il quale leggendo la Bibbia, ed istruito da essa, adorasse Dio in modo diverso da come veniva insegnato dalla Chiesa Romana.

Voglio dire in pratica, che Dio dovrebbe pensarla nello stesso modo anche oggi (Gesù condanna la violenza e non forza nessuno ad accettare la sua via).

Come non pensare a queste parole di Gesù: “…l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio!..” Giov 16:2-3.

Il cardinale Lèpicier, professore di teologia sacra del collegio della propaganda a Roma, scriveva nel 1908: “Chiunque fa pubblicamente professione di eresia o cerchi di pervertire gli altri sia con parole, sia col suo esempio, non solo può, assolutamente parlando, essere scomunicato, ma può essere giustamente ucciso…così può essere una buona azione privare dell’uso di una vita nociva un uomo eretico, detrattore della verità e nemico della salvezza degli altri uomini…Di più non si può negare che la Chiesa, parlando in senso assoluto, non abbia il diritto di colpire di morte gli eretici, anche se essi sono venuti a resipiscenza (cioè si sono ravveduti)”; (‘De stabilitàte et progressu dogmatis’).

Questo libro ha avuto l’approvazione veemente del Papa Pio X nel 1910. Questo ci fa comunque capire come lo spirito persecutorio sia durato fino a pochi decenni fa e non solo fino alla fine del Medioevo.

Del resto i romani cattolici (parlo del clero) sono in una trappola mortale ritenendo i Concili, i Papi, i dogmi e le decisioni conciliari e papali, infallibili ed inspirati dallo Spirito Santo; non possono, in pratica, in senso assoluto, ritrattare quanto deciso nel seno della Chiesa stessa nei contesti conciliari e papali nel corso della propria storia.

Tuttavia, abilmente affrontano le varie questioni porgendole in una luce diversa venendosi a trovare in un epoca moderna, in una generazione, piena di cultura e senza dubbio meno facile da rendere ‘schiava’ alla totale ignoranza.

Quindi usano le stesse decisioni conciliari però con un metodo e sotto una luce diversa; ma non è negabile il fatto che lo spirito della Chiesa di Roma di oggi trascende la storia secolare buia e piena di errori spirituali e dottrinali.

(I crociati, molte volte, massacravano gli ebrei, l’antico popolo di Dio, dovunque li incontravano, e i ‘Santi inquisitori’ promulgarono numerosi decreti contro di essi, senza risparmiare loro espulsioni da vari stati, persecuzioni, e pene di morte).

In altre parole, anche se la Chiesa Romana di oggi usa la tolleranza e il pacifismo, manifestando diversi cambiamenti nel modo di porsi nel e con il mondo (cambiamento dovuto ad eventi storico-politici andati a sfavore di essa e soprattutto a causa del fatto del dover affrontare una civiltà in un mondo estremamente diverso dal passato), i suoi dogmi, le sue dottrine e le sue decisioni conciliari, rimangono non solo nella storia di essa, ma anche nel suo fantomatico canone infallibile, perché tutto quello che Dio avrebbe deciso nei vari Concili, sempre secondo i teologi cattolici, non può essere annullato o contraddetto, in ogni tempo, da nessuno.

Roberto Bellarmino, canonizzato Santo nel 1930, uno dei più quotati dottori della Chiesa Cattolica (1542-1621), rettore del collegio romano (1592), cardinale (1599), arcivescovo di Capua (1602), dichiarò: “Tutte le disposizioni di Roma contro le eresie, tutti i suoi precetti di persecuzioni continuano ad essere immutati nei suoi canoni; nulla ne è stato abrogato” e ancora “se li mettete in prigione (gli eretici) o li mandate in esilio con le loro parole essi corrompono quelli che sono loro vicino, e con i loro libri quelli che sono lontani. Perciò il solo rimedio e quello di mandarli prestamente nel loro luogo (ovvero, l’inferno con la morte)”.

Di dichiarazioni simili, e anche di peggiori, ce ne sono a migliaia nella storia della Chiesa Cattolica.

La Chiesa Romana continua a venerare come ‘santi’ e ‘beati’ tanti uomini come questo persecutore, insegnando al popolo a credere in intercessioni da parte di questi, quando, invece, molto probabilmente uomini di tal genere sarebbero i primi a soffrire le pene del giudizio di Dio; altro che ‘santi’ in paradiso pronti ad intercedere!

La Chiesa Romana è una gigantesca macchina di menzogna stracolma di errori passati e presenti (quelli presenti più raffinati di quelli del passato).

Fin dalla nascita della Chiesa Cattolica sono stati introdotti, insegnati, e proclamati come dogmi e dottrine tante cose che non hanno nulla a che vedere con il cristianesimo autentico.

I credenti della Chiesa primitiva autentica non conoscevano né i ceri, né l’incenso, né l’acqua santa, ecc..

Si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la beatificazione e la canonizzazione dei defunti e la loro venerazione.

Non c’era il sacrificio quotidiano della messa, né l’invocazione della ‘Madre di Dio’, né tanto meno i monasteri, né i suffragi per i morti.

La Chiesa Cattolica insegna che la Sacra Scrittura e la Tradizione devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto.

Questa affermazione riflette ciò che era stato dichiarato dal Concilio di Trento, l’otto aprile del 1546, e cioè che la rivelazione divina è contenuta in libri scritti (la Sacra Scrittura) e nelle tradizioni non scritte, nel senso di tradizioni che si trovano al di fuori della Sacra Scrittura.

Si ritiene che tali tradizioni contengano gli insegnamenti orali di Gesù, trasmessi agli apostoli e non riportati nel N.T..

Tali insegnamenti orali, sempre secondo l’iniqua teoria cattolica, furono poi in vario modo messi per iscritto e si trovano, ancora oggi, nei cosiddetti scritti dei ‘Padri della Chiesa’, cioè gli scrittori cristiani dei primi quattro secoli d.C.

Di particolare importanza sono considerati gli scritti dei ‘Padri apostolici’, ovvero degli scrittori cristiani della prima metà del II sec. d.C., ma il fatto è che, su numerosissimi punti, le dottrine della Chiesa Romana sono molto diverse sia da quanto è detto dalle Sacre Scritture sia da quanto si deduce proprio dai ‘Padri della Chiesa’ e dai ‘Padri apostolici’.

Inoltre, si notano alcune divergenze dottrinali tra la testimonianza del N.T. e le affermazioni degli stessi ‘Padri della Chiesa’ e i ‘Padri apostolici’ quanto più ci allontaniamo dall’epoca apostolica, cioè dal I secolo. Ora, se come dicono i documenti cattolici le due fonti, ovvero la Sacra Scrittura e la Tradizione, scaturiscono da un’unica fonte non vi dovrebbero esserci tali differenze, ma esse pur vi sono, e sono tante. In ogni caso se vi fosse un’autentica Tradizione, al di fuori della Bibbia, tale Tradizione non potrebbe mai essere, per l’appunto, in contrasto con le Sacre Scritture, dato che la rivelazione di Dio dovrebbe essere una sola e senza contraddizioni.

Il sacrificio espiatorio di Cristo, secondo le Sacre Scritture, ha dato vita ad un nuovo patto suggellato con il suo stesso sangue sul legno della croce.

I sacrifici di animali, con i relativi cerimoniali, gli ordinamenti che regolavano il culto giudaico, che salvaguardavano i diritti dell’uomo, le feste, ecc., legati alla legge erano, infatti “l’ombra dei beni futuri” (Colossesi 2:16-17), inoltre, Israele non ha rispettato il patto antico e per tale motivo questo è stato sostituito con un altro fondato su migliori promesse: Ebrei 8:6-13 “Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore. Perché se quel primo patto fosse stato senza difetto, non vi sarebbe stato bisogno di sostituirlo con un secondo. Infatti Dio, biasimando il popolo, dice: <Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo…perché essi non hanno perseverato nel mio patto…> Dicendo: <Un nuovo patto>, egli ha dichiarato antico il primo. Ora quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire”.

Ebrei 10:9-10: “..Così, egli abolisce il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa <volontà> noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”.

Ebrei 9:9-10: “…I doni e i sacrifici offerti secondo quel sistema non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto, perché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo di una loro riforma”.

Con il nuovo patto vi è l’abrogazione delle ordinanze sacrificali, cerimoniali e quant’altro (non del decalogo però). Il sacerdozio levitico, i sacrifici, le cerimonie, le feste, ecc., ordinate dalla legge, prefiguravano Cristo Sommo Sacerdote e il suo sacrificio espiatorio.

Queste cose, compiute e racchiuse nel sacrificio di Gesù offertosi una volta per sempre, ormai non sono più necessarie, anzi sono inutili benché sussiste il loro valore simbolico.

L’autore dell’epistola agli ebrei afferma la superiorità del cristianesimo su ogni rivelazione anteriore ad essa, poiché Gesù le supera infinitamente.

Il capitolo 7 di Ebrei, versi 11-28 (sarebbe meglio leggere l’intero capitolo) sottolinea la superiorità del sacerdozio di Cristo, di cui è tipo Melchisedec, sul sacerdozio levitico e l’annullamento di quest’ultimo e del suo cerimoniale e la completa sufficienza del sacerdozio di Cristo: “Se dunque la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec e non scelto secondo l’ordine di Aaronne? Poiché, cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge…Così qui vi è l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità (infatti la legge non ha portato nulla alla perfezione); ma vi è altresì l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio…Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, ma egli lo è con giuramento…Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli…La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge, costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno”.

D’altro canto il Cristo solo è stato fatto sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec ottenendo un sacerdozio che non si trasmette (Ebrei 7:21-24), di conseguenza non ha vicari sulla terra.

Efesini 1:22: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa”.

Egli opererebbe dal suo trono celeste, ed eserciterebbe Egli stesso eternamente il suo sacerdozio per mezzo dello Spirito Santo, potendo salvare chiunque si affidi per fede al suo nome.

Ebrei 7:24-25: “…può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”.

È un abominio cercare altri intercessori nei santi cattolici, nella Madonna o negli angeli, poiché, oltre a quanto la Bibbia proibisce riguardo all’invocazione delle anime dei defunti (santi o non), al venerali, ecc., Cristo è, secondo le Sacre Scritture, l’unico mediatore fra Dio e l’uomo (1Timoteo 2:5-6; Atti 4:12).

Nell’A.T. la religione giudaica si presentava in quest’ordine:

1) Aaronne (poi nel tempo i suoi successori) il sommo sacerdote, il quale era l’unico che poteva accedere, e una sola volta all’anno, nel luogo santissimo il giorno delle espiazioni.

2) I sacerdoti ed i leviti, incaricati del servizio del santuario, esercitavano le loro funzioni non oltre il luogo santo.

3) Il popolo ammesso a presentare le proprie offerte nel cortile, davanti all’altare degli olocausti.

Sotto la legge mosaica dell’antico patto, Israele era composto da una casta sacerdotale levitica e dal popolo di Dio.

Nel N.T., Cristo è il Sommo Sacerdote unico e perfetto (Ebrei 7:11-28); il sacerdozio, inteso come una casta a parte e comprendente i paramenti sacerdotali e quant’altro, è annullato; i credenti fanno tutti parte del sacerdozio regale, essendo divenuti re e sacerdoti con Gesù che li ha introdotti fin nel luogo santissimo (prima inaccessibile al popolo e ai sacerdoti, ma accessibile solo al Sommo Sacerdote, e solo una volta all’anno), presso il quale il velo, o la cortina che lo separava dal luogo santo e dal popolo, è stato tolto definitivamente.

Ap. 1:6: “che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo…”.

Ap. 5:10: “e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra”.

Ebrei 10:19-22: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio…..”.

1 Pietro 2:5-9: “anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali….Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa ”.

La comunità dei credenti si accalca davanti alla croce del sacrificio espiatorio, dinanzi a Gesù, e ha pieno titolo di arrivare alla promessa del nuovo patto senza intercessori umani, potendo arrivare in modo personale e diretto a Dio tramite il Cristo. Così, pur ammettendo i doni spirituali e i ministeri particolari nell’ambito della Chiesa di Cristo, il nuovo patto non conosce più assolutamente clero (ovvero una casta separata di sacerdoti intermediari), giacché la vera Chiesa di Dio universale è un regno di sacerdoti sottomessi all’unico Sommo Sacerdote, l’Eterno Gesù, mediatore di un nuovo patto.

Ebrei 9:11,12,15: “Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri…è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna…Per questo egli è mediatore di un nuovo patto…”.

Per capire meglio cos’era il luogo santissimo, parleremo in sintesi del tabernacolo; quest’ultimo era il santuario trasportabile, la “dimora” di Dio in mezzo al suo popolo d’Israele.

Esso era composto di tre parti: Il cortile, dove tutti gli israeliti potevano entrare, il luogo santo riservato ai sacerdoti, e il luogo santissimo, dove solo il sommo sacerdote poteva entrare, e lo faceva una sola volta l’anno. In quest’ultimo luogo c’era l’arca dell’alleanza che era una cassa di legno d’acacia ricoperta d’oro, la quale conteneva le due tavole della legge.

Nel tabernacolo erano riprodotte l’immagine e l’ombra del Santuario Celeste.

Mosè lo costruì secondo il modello indicatogli da Dio sulla montagna in modo conforme e preciso; ogni particolare aveva la sua importanza ed il suo significato spirituale.

L’epistola agli ebrei conferma che il Santuario fatto da mani d’uomo lo è stato come ‘imitazione del vero Santuario’ stabilito dal Signore nel cielo (Ebrei 8:2,4-5; c. 9:11,23-24). Il cerimoniale, il culto, i sacrifici, il sacerdozio d’Aaronne sono tipi e profezie della Persona, del sacrificio e del sacerdozio di Cristo, Sommo Sacerdote.

Questi tipi e queste ordinanze erano solo temporanee: abiti, utensili, divisioni del santuario, velo, sacrifici, abluzioni, ecc., tutto ciò ha fatto posto al culto reso in spirito e verità; giacché la venuta di Gesù Cristo ha compiuto tutto (Giov. 19:30; Giov. 4:23-24; Ebrei 8:5; Ebrei 9:1-10).

Voler trasportare tali cose nel culto cristiano, come fanno la Chiesa Romana e i suoi simili, significa confondere le alleanze e ritornare all’Antico Testamento. Di conseguenza, quanto fa la Chiesa Cattolica Romana, dividendo il popolo dei credenti da una casta sacerdotale (il clero), non è secondo lo Spirito del nuovo patto.

Ogni credente, secondo il N.T., oggi ha accesso al ‘luogo santissimo’, a Dio, perché la cortina o il velo che lo divideva dal popolo è stato tolto dal sacrificio espiatorio del Cristo, compiuto sul legno della croce.

Ogni credente ha pieno titolo di accedere attraverso il Sommo Sacerdote Eterno Cristo Gesù al ‘luogo santissimo’, il quale ora risulta aperto a chiunque voglia accedervi (mentre nell’antico patto solo il sommo sacerdote poteva entrarvi e solo una volta l’anno), senza l’intermediazione di qualsiasi tipo di casta sacerdotale, la qual cosa è, nell’ambito cristiano (del nuovo patto) superata, inutile, e opposta al contenuto esplicitamente espresso nel N.T..

Il caso del clero cattolico (e di quello di altre religioni cosiddette cristiane) risulta, oltre a quanto detto finora, in completo contrasto, per come è conformato, alle Sacre Scritture, e offende la figura del Cristo e la sua opera, in quanto, al contrario di quello che avviene e si crede in ambito cattolico riguardo al clero, Egli (Gesù) ha aperto ogni passaggio, e senza intermediari umani, a chiunque voglia accedere in fede al Padre, attraverso il suo Nome.

Nell’universale e santa Chiesa del Cristo non esiste un laicato, un clero, ma uomini santi con doni spirituali e ministeri diversi.

Così facendo la Chiesa Cattolica si rende colpevole della mancata istruzione e unione nell’ambito della Chiesa stessa, la quale risulta divisa in due categorie separate.

I cosiddetti laici si sentono inconsciamente più liberi nei riguardi della fede, in virtù della loro mancata ‘istruzione’, credendo che solo il clero debba attenersi a un’opera di fede più viva e regolare.

Tuttavia, secondo le Sacre Scritture, Dio vuole una Chiesa istruita dalla sua Parola e unita in tutto e per tutto, senza alcuna divisione.

Quanto fa la Chiesa Cattolica (sotto numerosissimi aspetti) dimostra che essa non è sottomessa alla Parola di Dio e quindi ne è fuori; su di essa pesa la fortissima responsabilità secolare di aver condizionato moltissime vite umane a una vita cristiana estranea e in forte opposizione al contenuto delle Sacre Scritture.

I suoi dignitari ecclesiastici di ogni tempo si sono resi colpevoli, dinnanzi a Dio, di aver ‘chiuso la porta del cielo’ a molti, quando invece il Cristo l’ha aperta a tutti. Il vano insegnamento della Chiesa Romana allontana da Dio l’uomo, anziché avvicinarlo.

Leggendo la Bibbia e specialmente il N.T. ci si accorge non solo come non vi siano le dottrine cattoliche romane, ma come quest’ultime vengano, invece, severamente proibite e ivi condannate.

Secondo le Sacre Scritture, il Cristo è l’unico Salvatore e mediatore fra Dio e gli uomini, l’unico che possa, presso il Padre Celeste, rimettere i peccati degli uomini e farli apparire santi e giusti. Sembra ragionevole concludere che il messaggio biblico è concentrato sul Cristo e non sulla Chiesa, nello Spirito Santo e non nella gerarchia ecclesiastica, sull’amore misericordioso di Dio e non sul merito di eventuali opere buone del credente.

Sarebbe da chiedere ai teologi cattolici:

potete provare che il Cristo abbia fondato la Chiesa Cattolica Romana anziché la sua Chiesa? (Matt. 16:18).

Che le dottrine e le pratiche della Chiesa Romana siano le stesse di quelle della Chiesa primitiva? (Galati 1:6-9).

Che non vi sia salvezza fuori dalla Chiesa Romana? (Giov. 6:40).

Che alla Chiesa di Cristo possono appartenere uomini e donne non convertiti, ma solo battezzati in acqua (come adulteri, assassini, ladri, bestemmiatori, idolatri, lussuriosi, perversi, truffatori, fornicatori, ecc.)? (Galati 5:19-21; Efesini 5:5; Ap 22:15).

La Chiesa di Cristo è composta esclusivamente dei suoi discepoli rinati di nuovo, rigenerati dallo Spirito Santo e impegnati nel continuare a trasmettere la sua opera redentrice nel mondo attraverso il messaggio dell’evangelo; essi sono portatori di testimonianza cristiana vera e del nome di Gesù come Salvatore.

Come anzidetto, i pagani entrarono in massa nella Chiesa post-primitiva, con Costantino prima, ma in modo più radicale poi, con Graziano e Teodosio con l’Editto di Tessalonica; essi (i pagani) senza la conversione del cuore e col solo battesimo in acqua, assieme al processo di ‘Gnosi’ e del ‘Sincretismo’, furono gli agenti e gli elementi della catastrofe, della rovina, e della paganizzazione della Chiesa cristiana di ‘massa’.

Essi portarono nelle comunità cristiane, legate ancora in qualche modo alla purezza del vangelo, le loro cerimonie, i loro riti e costumi pagani.

Cosicché la Chiesa fu presto romanizzata e paganizzata.

La vera Chiesa di Cristo è composta da credenti veramente convertiti a Gesù, i quali si trovano in diversi raggruppamenti di Chiese (chiaramente escluse quelle che sono fuori dalla verità centrale ed essenziale della Parola di Dio).

Parimenti, possono provare i teologi cattolici che il Cristo e i suoi apostoli abbiano consigliato ai loro discepoli di ritirarsi dal mondo facendosi monaci o monache? (Luca 10:1-12; Matt. 5:13-16; Giov. 17:15).

Che Gesù abbia istituito, oltre agli apostoli testimoni che dovevano predicare il vangelo ed istruire la Chiesa nascente, una gerarchia sacerdotale, ossia una casta speciale e privilegiata separata dal popolo? (Matt. 23:5-12; Ap. 1:6; c. 5:10; Ebrei 10:19-22; 1 Pietro 2:5-9).

Che gli apostoli abbiano istituito altri ordini diversi da quelli dei vescovi (o pastori, o anziani, o presbiteri), diaconi ed evangelisti? (1 Timoteo 3:1-8; c. 5:17). Ad esempio, cardinali, monsignori, Papa, ecc.?

Che i vescovi o presbiteri non possono prendere moglie, e che un prete senza moglie e figli deve essere chiamato ‘padre’? (1 Timoteo 3:2,4; c. 4:3; Matt. 23:5-12).

Che vescovi e preti cattolici debbano dire messa, confessare la gente e dare l’assoluzione dei peccati? (Salmo 51:1; c. 32:5).

Le parole: vescovi, pastori, presbiteri e anziani sono sinonimi nel N.T. che indicano un ministero da parte di Dio dato ad alcuni uomini credenti per guidare, al meglio, una chiesa locale, predicatori del vangelo e servi del popolo credente, e non sacerdoti, cioè ‘sacrificatori’ all’altare. I giudei e i pagani avevano dei sacerdoti e furono proprio i sacerdoti giudei che complottarono la morte di Gesù.

Cristo non ordinò sacerdoti per la sua Chiesa, poiché la Scrittura dice che egli è il Sommo Sacerdote, che vive per sempre, il cui ufficio non è trasmissibile ad altri, e il cui sacrificio sulla croce non ha bisogno di essere ripetuto (in forma mistica sull’altare) con e nella messa (Ebrei 7:21-28; Ebrei 10:11-18).

La religione cattolica (e suoi simili) potrebbe rappresentare benissimo il giudaismo ipocrita del tempo di Gesù (scribi, farisei e sadducei); come allora, anche oggi, in un contesto e circostanze certamente diversi, il vero messaggio delle Sacre Scritture è stato, nei secoli e da secoli, dalla Chiesa Cattolica Romana, detronizzato per la massa, trascinati come sono stati, in modo inequivocabile, in un secolare e reiterato errore.

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Riflessioni – Chiesa Cattolica Romana (Parte VII) – Il papato…

Riflessioni – Chiesa Cattolica Romana (Parte VIII) – Il purgatorio…

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N.B. Stefano Ligorio, in ambito di tematiche mediche, è anche autore di un libro dal titolo: ‘La Strana Malattia: Come prevenire, diagnosticare, e curare, l’ansia (ansia sociale, ansia generalizzata e ansia somatizzata) e la depressione (depressione maggiore e depressione cronica -distimia)’, ma anche di: ‘Il Cancro -Vademecum- (Guida Pratica alla Prevenzione e alla Cura del Tumore Maligno)’.

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