(brevi note su legge e diritto) – La parte ammessa al gratuito patrocinio non deve pagare il compenso al proprio legale nemmeno in caso di composizione stragiudiziale della lite.

Gratuito patrocinio e composizione stragiudiziale della lite.

La parte ammessa al gratuito patrocinio non deve pagare il compenso al proprio legale nemmeno in caso di composizione stragiudiziale della lite.

La Cassazione civ. n. 10187/2019 ha statuito che la composizione stragiudiziale della lite e la conseguente cancellazione dal ruolo della causa non fa venir meno gli effetti dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, pertanto l’erario continuerà ad avere l’obbligo di procedere alla liquidazione del compenso dovuto al difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio.

“L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, infatti, comporta, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 131, relativamente alle spese a carico della parte ammessa, che <sono anticipate dall’erario: a) gli onorari e le spese dovuti al difensore> della stessa, il cui importo è determinato, al termine di ciascuna fase o grado del processo ovvero all’atto di cessazione dell’incarico, dall’autorità giudiziaria, secondo i criteri previsti dal D.P.R. n. 115 cit., artt. 82 e 83. Lo Stato, dal suo canto, ha il diritto di recuperare quanto anticipato: mediante esecuzione della condanna, pronunciata in suo favore, della parte soccombente (diversa da quella ammessa al patrocinio) al rimborso delle spese processuali, ai sensi del D.P.R. n. 115 cit., art. 133, ovvero, in mancanza di tale recupero, mediante rivalsa nei confronti della parte ammessa al patrocinio ove la stessa, in conseguenza della vittoria della causa, sia stata messa in condizione di poter restituire le spese erogate in suo favore (D.P.R. n. 115 cit., art. 134, comma 1). Lo stesso regime vale per il caso di composizione della lite: in tal caso, peraltro, tutte le parti sono solidalmente obbligate al pagamento delle spese prenotate a debito (D.P.R. n. 115 cit., art. 134, comma 3). Se, invece, il provvedimento di ammissione è revocato, allorchè non sussistano in origine o vengano successivamente meno le condizioni reddituali rilevanti ai fini dell’ammissione, ovvero quando la proposizione della domanda, come pure la resistenza rispetto a quella avversaria, possano essere considerate frutto di abuso del diritto, avendo l’interessato agito o resistito con malafede o colpa grave (D.P.R. n. 115 cit., art. 136), lo Stato ha in ogni caso il diritto di recuperare in danno dell’interessato le somme eventualmente pagate: nel primo caso, ove la revoca consegua al mutamento delle condizioni reddituali, solo le somme pagate successivamente alla revoca del provvedimento di ammissione; in tutti gli altri casi, in cui la revoca ha efficacia retroattiva, anche le somme pagate prima della revoca del provvedimento di ammissione (D.P.R. n. 115 cit., art. 86). Nell’uno e nell’altro caso, peraltro, la revoca ha come effetto quello di ripristinare, con efficacia rispettivamente ex nunc ovvero ex tunc, l’obbligo della parte assistita in giudizio di sopportare personalmente le spese della sua difesa, restando immutato il rapporto di rappresentanza e difesa nel processo che si fonda sulla designazione del – difensore da parte del soggetto precedentemente ammesso al patrocinio a spese dello Stato (cfr. Cass. n. 23972 del 2018, per cui la revoca, avendo efficacia retroattiva nelle ipotesi previste dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, commi 2 e 3, ripristina l’obbligo della parte assistita in giudizio di sopportare personalmente le spese della sua difesa). L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, pertanto, fino a quando non sia revocato, continua, pur in caso di composizione della lite, a produrre i suoi effetti, come in precedenza descritti, vale a dire l’obbligo dell’erario di procedere all’anticipazione degli onorari e delle spese dovuti al difensore, il quale, pertanto, ha il diritto alla relativa liquidazione: allo Stato, piuttosto, spetta il diritto al relativo recupero, ove ne sussistano le condizioni.

N.B. L’avvocato della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non potrà chiedere e percepire, dal proprio cliente, alcun rimborso e a qualunque titolo: (brevi note su legge e diritto) – L’avvocato che chiede soldi al proprio cliente, al quale gli è stato riconosciuto il gratuito patrocinio, commette reato.

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N.B. Stefano Ligorio è anche autore di un libro dal titolo: ‘IL RISARCIMENTO NEL PROCESSO CIVILE -errori da evitare, e rimedi esperibili– (Giuda Pratica alla luce del Codice Civile, del Codice di Procedura Civile, e della Giurisprudenza in materia)’.

Stefano Ligorio