(Medicina in breve) – L’ipersensibilità dei recettori serotoninergici alla base dei sintomi di ansia e/o depressione.

L’ipersensibilità dei recettori della serotonina alla base dei sintomi dell’ansia e della depressione.

L’ipersensibilità dei recettori serotoninergici alla base dei sintomi di ansia e/o depressione.

Nella comunità scientifica internazionale tutta non vi è dubbio che l’unica terapia farmacologica efficace per l’ansia e la depressione sia l’antidepressivo (preferibilmente del tipo SSRI).

Ciò detto, per quanto la psicoterapia, di qualsivoglia tipologia, sia molto utile e fondamentale in tutti i casi (in quanto agente sulle cause ‘emotive’ della malattia stessa), e in alcuni sia finanche del tutto risolutiva, resta il dato chiaro che quando i sintomi sono particolarmente presenti, per l’appunto, la terapia antidepressiva è di assoluta necessità.

Prendendo in ampia valutazione il fatto che ansia e depressione biologicamente nascono da una indotta ipersensibilizzazione dei recettori serotoninergici, è, dunque, logico che tale alterazione venga trattata farmacologicamente, ove, per l’appunto, l’antidepressivo (specie del tipo SSRI) agisce proprio normosensibilizzando detti recettori (in pratica una costante presenza di serotonina nel cervello, indotta dal SSRI, col tempo riduce, fino a normosensibilizzarla, l’ipersensibilità dei recettori serotoninergici causata, in precedenza, da una costante insufficienza di serotonina cerebrale…).

Per cui la psicoterapia, a volte, deve ritenersi da sola risolutiva del quanto, altre volte deve però ritenersi solo a titolo coadiuvante alla corretta terapia antidepressiva.

La psicoterapia, ovviamente, è assai utile e fondamentale, in quanto è necessario modificare ciò che, in noi, di emotivamente negativo ha causato o con-causato patologie come ansia e/o depressione.

Altri articoli sul tema li trovi anche qui.

N.B. Stefano Ligorio, in ambito di tematiche mediche, è anche autore di un libro dal titolo: ‘La Strana Malattia: Come prevenire, diagnosticare, e curare, l’ansia (ansia sociale, ansia generalizzata e ansia somatizzata) e la depressione (depressione maggiore e depressione cronica -distimia)’, ma anche di: ‘Il Cancro -Vademecum- (Guida Pratica alla Prevenzione e alla Cura del Tumore Maligno)’.

Stefano Ligorio

7 pensieri riguardo “(Medicina in breve) – L’ipersensibilità dei recettori serotoninergici alla base dei sintomi di ansia e/o depressione.

  1. Secondo me, da non profana, gli SSRI, essendo antidepressivi, non sono sinonimo di “ansiolitici” e, che io sappia, sono – per così dire – “attivanti”. Per l’ansia ci sono le benzodiazepine o, in alcuni casi, i modulatori dell’umore (es. Lyrica). Domani vado sul QUI per approfondire e ti ringrazio in anticipo per l’hyperlink.

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    1. Gli antidepressivi (specie del tipo SSRI) agiscono sulla causa eziologica della malattia ansioso-depressiva (ipersensibilità recettoriale
      serotoninergica e conseguente, dopo diverso tempo, atrofia neuronale), mentre gli ansiolitici (specie benzodiazepinici), come anche i modulatori dell’umore, come il da te te citato Lyrica, nei riguardi di malattie come ansia e/o depressione, agiscono solo sul sintomo, ovvero aumentano -meramente- il segnale del neurotrasmettitore Gaba -inibitore degli stimoli nervosi…-.
      L’effetto dei comuni ansiolitici è, dunque, solo sintomatico e per nulla curativo, in quanto non intervengono minimamente sulle cause neuro-chimiche di queste malattie,
      A ciò si aggiunga che, in particolare, nella fattispecie delle benzodiazepine si viene a creare una veloce assuefazione e tolleranza verso il farmaco, con la conseguenza di entrare precocemente in una fase di sintomi da ‘sospensione’ pur con la regolare e cronica somministrazione allo stesso dosaggio.
      Ma ciò che è peggio, e lo potrai rilevare nel testo di alcuni articoli che ti ho segnalato, è che possono produrre, nel loro uso cronico, anche danni neurologici, sia temporanei, sia persistenti, in quanto inducono, a lungo andare, una iposensibilità dei recettori gabaergici diminuendo, dunque, la ivi fisiologica risposta inibente e di controllo nei confronti degli stimoli nervosi.
      Per cui il vero effetto terapeutico-ansiolitico, dopo del tempo la iniziale e corretta somministrazione, è riscontrabile solo nei confronti dell’antidepressivo, in quanto, questi, normosensibilizzando i recettori serotoninergici (i quali hanno fisiologicamente un’azione stimolatrice e, dunque, si immagini la loro iper-azione stimolante se divenuti ipersensibili) ripristina una corretta azione stimolante nel S.N.C., con la conseguente scomparsa della malattia e dei sintomi a ciò legati.
      Per cui si può affermare che l’azione ansiolitica dei comuni ansiolitici è diretta, ma non curativa, in quanto non interviene sui recettori stimolanti divenuti ipersensibili (ma aumentano solo il Gaba che ciò inibisce), mentre l’azione ansiolitica dell’antidepressivo (specie, come predetto, del tipo SSRI) è indiretta, ma curativa, in quanto interviene sui predetti recettori stimolanti riportandoli ad una normale sensibilità… (circostanza, quella della loro ipersensibilità, che è causa della malattia ansioso-depressiva).
      Inoltre, la normosensibilizzazione recettoriale serotoninergica (dal SSRI indotta), nel tempo, tenderà a normalizzare anche alcuni neuroni andati incontro ad atrofia per via dell’aumentato metabolismo ivi innescatosi a seguito dell’ipersensibilità dei recettori in oggetto.
      Spero di essere stato sufficientemente esaustivo, nel merito.
      Grazie a te per il tuo commento…

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