Legge e Diritto – ‘Giustizia’ nella giustizia civile…

‘Giustizia’ nel processo civile.

Chi scrive crede che nel sistema giustizia italiano, in cui la tempistica per arrivare a una decisione in un processo civile a volte è ‘infinita’, si dovrebbe assolutamente dare, e a dire il vero è già previsto (ma nel nostro Paese si sa…!!!), una sorta di priorità di urgenza (come è anche previsto per altre circostanze nel penale), verso quei procedimenti il cui oggetto è un grave danno subito alla salute di un individuo, il quale ovviamente ha tutta una serie di ripercussioni, sia fisiche, sia psichiche, e che proprio per via di ciò, subisce, nel caso di lungaggine del processo, un ulteriore ed estenuante dolore e sofferenza, diversamente evitabili, del tutto, o quasi del tutto.

Per cui, alcun giudice dovrebbe mai osare e per alcun motivo, porre in essere rinvii d’udienza lunghi (in alcuni casi si assiste a rinvii oltre l’anno), quando ad essere oggetto del contendere sia un grave danno alla salute.

Nessun uomo, in siffatte circostanze, dovrebbe subire e sopportare anche ciò, in quanto lo Stato dev’essere ed è ‘il padre’ del cittadino, e nessun genitore assennato rifiuta il sostentamento ai propri figli facendoli dunque ‘morire’.

Un cittadino che ‘ansima’ nell’avere di diritto il suo risarcimento nel più breve tempo possibile, avendo subito un grave danno alla propria salute, vive ormai anche e soprattutto in funzione di quello, perché ‘altro ormai non gli rimane’, e trovandosi di fronte ad un rinvio di udienza di molti mesi ‘ansima’ ancor più, e questo non è assolutamente giusto, infatti, è come infierire, anche solo incolpevolmente, su chi è già ‘agonizzante’.

E’ come fare una prolungata ‘omissione di soccorso’ e lasciare ‘il ferito per strada’, finché a forza di cotanta negligenza non sia lui stesso ad ‘alzarsi e ad auto-soccorrersi’.

Ciò vuol dire costringere la ‘vittima gravemente ferita’ a trovare anche la smisurata forza per ‘alzarsi da solo agonizzante’ e ad ‘auto-aiutarsi’ nel suo acuto dramma.

Non può avere, a fronte di ciò, alcun valore reale la giustificazione di taluni funzionari della giustizia che adducono come causa il troppo carico di lavoro assegnatoli; non può essere e non dev’essere così, in quanto un buon giudice, dovrebbe, innanzitutto, essere un buon organizzatore di se stesso e del proprio lavoro, e avere la diligenza tutta nell’ottemperare l’amministrazione della giustizia anche secondo l’urgenza del caso.

No! alla frequente fallace burocrazia in ciò che è ‘pensiero, coscienza, dolore e vita’; no all’ingiustizia in nome della giustizia; si attui, dunque, la precedenza ai procedimenti dove è in gioco il valore ‘uomo e vita’; si lasci pure la lungaggine ai procedimenti in cui l’oggetto del contendere non è il valore ‘uomo e vita’; l’eventuale lungaggine sarà, comunque, certamente, ingiusta, ma almeno non si saranno calpestati diritti ancor più inviolabili a fondamento di ogni vera e buona società umana.

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N.B. Stefano Ligorio è anche autore di un libro dal titolo: ‘IL RISARCIMENTO NEL PROCESSO CIVILE -errori da evitare, e rimedi esperibili– (Giuda Pratica alla luce del Codice Civile, del Codice di Procedura Civile, e della Giurisprudenza in materia)’.

Stefano Ligorio