La corruzione: male comune più insidioso delle mafie…

Nel nostro Paese le leggi in materia di corruzione sono abbastanza sanzionatorie (specie se trattasi di ‘corruzione in atti giudiziari’) e, negli ultimi anni, lo sono diventate anche di più.

Com’è, dunque, che tutto ciò non funziona come un buon deterrente?

Com’è, dunque, che il nostro Paese continua a essere logorato da cotanta corruzione?

Perché, in generale, ciò che fa più paura all’uomo non è la punizione in sé, ma il giudizio morale, il quale, purtroppo, nell’epoca moderna, e per svariati motivi, è venuto meno su molti fronti.

Nelle sfere morali dell’odierna società è insito che solo alcuni comportamenti, e azioni, e/o reati, siano profondamente aberranti, per cui, solo chi adempie questi assume la forma di chi è esso stesso aberrante. Ecco il punto cruciale del quanto.

Se si riuscisse a infondere, profondamente, nella società tutta, che anche altri comportamenti, azioni, e/o reati, come la corruzione, appunto, sono altrettanto aberranti (specie se adempiuti da chi rappresenta la legge), allora si innescherebbe, in tal senso, una profonda forza morale deterrente.

L’uomo, in generale, non cambierebbe, per l’appunto (perché esso non cambia che difficilmente), ma cambierebbe la visione morale della società, il cui pesante giudizio negativo -tendenzialmente- ‘bloccherebbe’, e più del timore della pena sanzionatoria e/o detentiva (che, tra l’altro, quasi mai viene operata nel proprio valore medio-alto) il ‘vizio aberrante’ nell’uomo aberrante per sua natura.

A tal fine, bisognerebbe anche che i giudici penali, nell’emettere determinate sentenze per taluni aberranti reati, fossero meno tenui e più rigidamente, ma sapientemente, attaccati alla lettera delle pene previste dai vari articoli del codice penale.

Anche i giudici civili, del resto, dovrebbero ‘imparare’ ad applicare con maggiore precisione e rilevanza le diverse sanzioni previste nel processo civile, così come dovrebbero ‘imparare’ a segnalare, con maggiore diligenza e puntualità, alla Procura di competenza, ogni, eventuale, notizia di reato prodottasi durante il processo.

Nondimeno giudici penali e civili dovrebbero anche ‘imparare’ a svolgere, ove sia il caso, più puntuali e precise segnalazioni dirette all’organo professionale di competenza nei confronti di avvocati, CTU, e periti, che si siano dimostrati, nei loro atti processuali, disonesti.

Difatti ad ognuno il proprio compito; ad ognuno il dovere di promuovere, istituzionalmente, la propria ‘cultura’ e, dunque, ai giudici, sia civili, sia penali, il nobile adempimento -lo si spera per un futuro prossimo- di promuovere efficacemente e puntualmente la cultura legale con i mezzi che gli sono propri.

Il mondo può essere cambiato, difatti esso è sempre in continua evoluzione culturale e morale, ma le persone, individualmente, difficilmente possono o sono in grado di poterlo fare, per cui, per operare il cambiamento profondo e vasto, vi è la necessità non di cambiare taluno o taluni, ma di intervenire sulle fondamenta della società, con leggi opportune (e che siano compiutamente applicate da chi di dovere), e con una precisa promozione, su larga scala, di tipo culturale/morale che infonda visioni e ideali più valorizzatori di ciò che è dignitoso, decoroso, giusto, buono, e vero e che, al contempo, siano più negativi verso ciò che è indegno, indecoroso, ingiusto, iniquo, e menzognero.

In ogni tempo, in ogni arte e scienza,

comparvero originali eroi,

i quali seppero donare, a questo povero mondo,

un salto evolutivo a beneficio di tutti;

eroi che forse pochi conoscono o ricordano,

ma delle cui gesta ne beneficiano sempre!

C’è, dunque, ancora bisogno di un cammino evolutivo

e di originali eroi che sappiano prendere la giusta iniziativa…!!!’.

‘Una legge giusta

e una corretta applicazione di essa

sono le forze regolatrici di una vera civiltà.

Difatti un Paese che non sa amministrare la giustizia,

è un Paese in cui la cultura amorale può, sinuosamente,

risalire dal sottobosco

fino a divagare in superficie,

abbracciando teneramente,

nell’insorgente ingiustizia sociale che ne deriva,

gli antichi e nuovi alleati sollevatori di altre amoralità’.

N.B. Stefano Ligorio è anche autore di un libro dal titolo: ‘IL RISARCIMENTO NEL PROCESSO CIVILE -errori da evitare, e rimedi esperibili– (Giuda Pratica alla luce del Codice Civile, del Codice di Procedura Civile, e della Giurisprudenza in materia)’.

Stefano Ligorio

2 pensieri riguardo “La corruzione: male comune più insidioso delle mafie…

  1. Certamente il diffondersi di costumi che poggiano sulla corretta moralità non può che essere terapeutico al tessuto sociale nel suo complesso. Ma il male c’è! Bambina ancora intorno ai cinque anni, per i campi dietro casa giocando a inseguir farfalle, incrociai un coetaneo che, gonfiando con una pagliuzza dal deretano rane di cui il luogo abbondava, poi le faceva esplodere con un sasso a caduta libera sulle povere bestiole. Mi disse: vuoi provare? E io, maledetta, feci la mia prova, scappando poi accapponata di pelle. Che vale se più non lo feci e di quell’unica volta ne sono ancora inorridita? Può questo cancellare il male? E che dire d’un altro bimbo, anni dopo, incontrato sempre per campi, che afferrava pulcini che gli erano intorno a razzolare e poi spingeva i loro capini in una pozza d’acqua, su e giù, fin quando i poverini penzolavano inerti. È probabile che siano cresciuti galantuomini e che come me abbiano orrore di quei ricordi. Ma il male c’è! e neanche la pena di morte e la buona morale ne sono efficienti deterrenti. Questo non vuol dire di battaglia inesorabilmente persa: vuol dire che la guardia, con l’opera nei limiti dell’umana giustizia, che raramente è salomonica, va perseguita, come dice lei, senza rese e abbandoni, si! naturalmente, come auspica il suo chiarissimo articolo.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie di cuore per il tuo articolato e preciso commento.
      Mi trovi d’accordo, ecco perché, spesso, un giudizio morale ‘evoluto’, da parte della società tutta, vale, o può valere, come deterrente più del timore delle eventuali sanzioni penali…, in quanto, a differenza delle leggi ‘scritte’ (le quali non tutti possono conoscere nella loro portata e vastità), può portare a una maggiore conoscenza della ‘dimensione’, e delle relative conseguenze negative, di determinati comportamenti e azioni.
      Si pensi a come, molti decenni addietro, fossero moralmente giusti, persino in Italia, comportamenti e azioni oggi correttamente inquadrati diversamente (gli esempi da potersi fare, in tal senso, sono tanti…); si pensi anche a ciò che, ancora odiernamente, è moralmente giusto (e così non dovrebbe minimamente essere) in alcuni paesi islamici…
      Per cui è la legge di un popolo che nasce dalla morale ‘vigente’, e non il contrario, ecco perché la morale di una società è estremamente importante…
      In Italia, ad esempio e per rimanere nell’oggetto dell’articolo, ancora oggi il reato di corruzione per quanto preveda pene, in alcune particolare fattispecie, anche molto pesanti (si pensi che, per fare un esempio, il reato di corruzione in atti giudiziari -art. 319 ter c.p. comma 1- prevede da sei a dodici anni di reclusione), è ancora scevro, nella pratica, da una corretta applicazione sanzionatoria da parte dei giudici che sentenziano a tal riguardo, e perché?
      Perché la stessa morale della società italiana non è ancora precisamente rigorosa a tal riguardo.
      Esso è un reato che nella sua reale portata è misconosciuto ai più, eppure rappresenta un ‘cancro’ per l’Italia, in quanto, dove c’è una corruzione divagante, diritto e giustizia divengono ‘comprabili e/o modificabili’ a piacimento e, conseguentemente, viene meno finanche la giustizia sociale.
      Ancora grazie per il tuo commento.

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