La dipendenza da benzodiazepine.

Ho deciso, per utilità, di riportare qui (adattandolo solo in parte) un mio commento che ho ritenuto necessario postare, in risposta ad un altro, su un gruppo facebook (dedicato ai problemi di ansia e depressione).

Premesso che ognuno, com’è giusto che sia, possa e debba avere le proprie soggettive opinioni su qualsiasi cosa, tuttavia quando si parla di temi in materia psichiatrica si argomenta su questioni di estrema importanza e soprattutto di natura medica.

In virtù di ciò, ulteriormente premettendo che, ovviamente, gli ansiolitici diano una particolare rilassatezza e sensazione quasi istantanea di ‘benessere’ in chi purtroppo soffre di patologie ansioso/depressive con tutti gli svariati sintomi a queste associati, il punto è se servano a curare la patologia di base o solo a controllare i sintomi.

Ovviamente, la risposta è l’ultima.

Inoltre, creano un enorme dipendenza chimica e psichica con tutta una serie di sintomi aggiuntivi a quelli della patologia di base, che spaziano in aree anche di tipo neurologico.

Difatti questi sintomi ‘collaterali’ da assuefazione/sospensione si presentano anche in corso di assunzione (quella cronica) senza che vi sia letteralmente una sospensione in corso, in quanto lo stesso dosaggio, assunto per più tempo, inducendo assuefazione (ovvero tolleranza al dosaggio assunto) introduce sintomi da correlata ‘sospensione’, come se effettivamente si stesse sospendendo, pur non essendo minimamente così.

Non di rado chi assume ansiolitici cronicamente non è in grado di comprendere ‘chi era e chi è diventato‘, ovvero come si sia in parte ‘spento gradatamente’ nelle proprie capacità cognitive, intellettive, e affettivo/relazionali (ciò avviene specie in coloro che, per giunta, assumono solo benzodiazepine senza contestuale assunzione di un antidepressivo).

C’è bisogno di promuovere verità oggettive e scientifiche non verità soggettive…, la soggettività di chi è schiavo di ciò per cui si discute è, e per ovvi motivi, non realistica, oltre che nociva per se stessi e per gli altri.

In un mondo di menzogne sparse ovunque si sappia riconoscere ‘il vero’ anche quando ‘urta’ contro ciò che crediamo, in quanto ciò che è vero è superiore a ciò che crediamo.

Chi assume ‘regolarmente’ queste sostanze, il più delle volte dopo il periodo iniziale di prescrizione medica, psichiatrica o non, non di rado tende a fare ‘per conto proprio’ nell’erroneo, seppur comprensibile, tentativo di auto-gestire il proprio caso, e questo non va affatto bene.

Chi assume cronicamente benzodiazepine, finanche a basso dosaggio, è dipendente a tutti gli effetti, e con tutti i risvolti negativi, da una sostanza che da’ tolleranza e assuefazione’, infatti, come per tutte le ‘droghe’, non vi è di rilievo solo il dosaggio in sé, ma a rendere dipendenti è soprattutto la regolarità dell’assunzione (ad es. 3 volte al giorno, ogni 6-8 ore, ecc..).

Frequentemente chi, per sua fortuna, poi decide di liberarsi -TASSATIVAMENTE con l’ausilio specialistico e non con il fai da te- scopre l’insorgenza di svariati sintomi neurologici come: ‘tinnito cerebrale’ persistente (sarebbe una sorta di acufene, o per dirla in parole semplici un rumore o ‘fischio’ persistente in uno o entrambe le orecchie, o in uno o entrambi i lati del capo -le tempie- e/o nella parte superiore del capo), midriasi persistente (ovvero dilatazione pupillare con relativo fastidio alla visione…), ipersensibilità a stimoli luminosi o acustici, o di tipo psichiatrico come ansia che ad un tratto peggiora, stati di nervosismo e di aggressività

Aggiungo che attualmente c’è tanta di quella ignoranza in giro sull’argomento, anche in campo medico, purtroppo, che vi è la doverosa necessità di prendere posizione per se stessi e per gli altri…

Io ho avuto mia madre in questo stato (deceduta da quasi due mesi per un cancro), la quale, purtroppo, non ha mai trovato la forza di fare ciò che per lei avrebbe significato un ‘ritorno’ a percepire ‘gli odori e i sapori’ che un tempo conosceva…, ovvero un ‘ritorno alla vita’.

Lo ribadisco ancora, gli ansiolitici non curano l’ansia, ma trattano solo ‘il sintomo’, l’unica cura farmacologica davvero efficace (quando la sola psicoterapia non possa risolvere il problema) è la somministrazione di un antidepressivo (preferibilmente del tipo SSRI), in quanto agente sui reali meccanismi biochimici scatenanti la malattia.


Il medico ha il dovere di essere sempre diligente nel suo nobile lavoro, ma il paziente ha il dovere, nonché il diritto, di essere altrettanto diligente in ciò che riguarda la propria salute, informandosi con ‘accuratezza’, e dovendo ricevere, per legge, un corretto e completo consenso informato da parte di chi lo cura. Abbiate la premura per voi stessi di saper porre, al vostro medico competente, le giuste domande e con le giuste modalità, per poter ricevere le giuste risposte ‘a tempo’.

N.B. Stefano Ligorio, in ambito di tematiche mediche, è anche autore di un libro dal titolo: ‘La Strana Malattia: Come prevenire, diagnosticare, e curare, l’ansia (ansia sociale, ansia generalizzata e ansia somatizzata) e la depressione (depressione maggiore e depressione cronica -distimia)’, ma anche di: ‘Il Cancro -Vademecum- (Guida Pratica alla Prevenzione e alla Cura del Tumore Maligno)’.

Stefano Ligorio

4 pensieri riguardo “La dipendenza da benzodiazepine.

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