La comprensione, il più delle volte, non c’è per l’ansioso/depresso…

Chi soffre di malattie come ansia e/o depressione, per le quali avrebbe bisogno di grande comprensione e solidarietà, si trova, invece, in una sorta di paradosso, ovvero, quasi o del tutto, a dover guidare gli altri a ‘comprendere’ e ciò è alquanto inumano…e inaccettabile…

Dietro questo pregiudizio vi sono anche antiche e assurde radici religiose…

Il problema è tutto qui: se una malattia colpisce il fegato si avranno sintomi metabolici (in quanto al metabolismo esso è deputato), così se si ha una malattia polmonare si avranno certamente sintomi in relazione a fatica nel respirare, ma, ovviamente, se si ha una malattia che colpisce la chimica cervello, si avranno sintomi psichici (perché a questi esso è anche deputato).

Questo sembra banale e ovvio, ma purtroppo ai fatti per i più risulta alquanto oscuro e terreno di fraintendimenti.

Se ti ammali di polmonite, non verrai certo marchiato a vita come malato di polmoni, così se ti ammali di altro di organico, ma se ti ammali ‘di mente’, tendenzialmente, resti marchiato a vita, anche quando sei perfettamente guarito…

Chi ha coraggio da vendere dovrebbe, come per un antico araldo, lottare per se stesso e per gli altri…non è un atto dovuto sia chiaro, ma per cambiare le cose c’è sempre bisogno di chi sia disposto a ‘lottare…’.

Il mio libro ‘La Strana Malattia’, in particolare, è stato molto voluto, da me (era nel cassetto da anni), perché ho notato, sia il pregiudizio che si ha contro queste malattie e verso chi ne soffre, sia frequente smisurata negligenza da parte di chi dovrebbe essere in grado di diagnosticarle e curarle.

‘Passi’ il pregiudizio che è frutto dell’ignoranza degli ignoranti, ma lasciare chi ne soffre in un limbo senza fine è inaccettabile, perché le cure idonee ed efficaci ci sono…, ma chi le deve prescrivere dev’essere in grado di discernere a pieno su quale complessa e delicata chimica va ad intervenire, evitando dannosi cocktail di farmaci, i quali inducono, nelle loro interazioni tra più psicofarmaci, altre e più complesse azioni controproducenti.

La terapia dev’essere accuratamente specifica e non invasa da trascuratezze di sorta.

Può sembrare ovvio e scontato tutto ciò, ma nelle mie ricerche ho riscontrato che così non è.

Spesso chi soffre di questi disturbi rimane in una sorta di limbo, senza progredire, tra i sintomi della malattia non correttamente trattata e che, dunque, in parte permangono, e i sintomi da sospensione di farmaci lasciati e/o assunti, interagendo associati ad altri.

Un errore comune? Prescrivere ansiolitici benzodiazepinici come terapia a chi soffre di ansia, oppure in associazione ad antidepressivi, a chi soffre di ansia depressiva, depressione maggiore, distimia…

In tutte queste patologie qui nominate dovrebbe essere usato sempre e solo l’antidepressivo e di tipo SSRI, altro non serve (ansiolitici eventualmente, e preferibilmente non benzodiazepinici, solo per i primissimi tempi), in quanto i ‘cocktail’ di psicofarmaci risultano essere, molto spesso, solo controproducenti innescando meccanismi chimici su recettori che non debbono essere chiamati in causa.

Ciò è scientificamente dimostrato essere pluri controproducente sotto innumerevoli aspetti.

C’è gente che dopo anni di assunzione di benzodiazepine, combatte ancora per la cura della patologia di base, ovvero l’ansia, sia depressiva o non depressiva, inoltre per via di ciò combatte anche una enorme sintomatologia legata proprio alla sospensione e/o assuefazione da benzodiazepine.

N.B. Stefano Ligorio, in ambito di tematiche mediche, è anche autore di un libro dal titolo: ‘La Strana Malattia: Come prevenire, diagnosticare, e curare, l’ansia (ansia sociale, ansia generalizzata e ansia somatizzata) e la depressione (depressione maggiore e depressione cronica -distimia)’, ma anche di: ‘Il Cancro -Vademecum- (Guida Pratica alla Prevenzione e alla Cura del Tumore Maligno)’.

Stefano Ligorio

2 pensieri riguardo “La comprensione, il più delle volte, non c’è per l’ansioso/depresso…

    1. Sono daccordo con lei dr.ssa D’Avanzo, infatti, molti medici di famiglia, a fronte di chiari sintomi di interesse da parte di un proprio paziente, dovrebbero iniziare a comprendere l’importanza dell’invio -tempestivo- ai professionisti della materia, senza tentare erronei e individuali approcci anche di tipo farmacologico, i quali, il più delle volte, proprio per via della loro ‘incompetenza’, risultano assai dannosi per il paziente.
      Grazie per il suo commento.

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