(brevi note su legge e diritto) – Reato di maltrattamenti di animali (art. 544 ter c.p.).

Il reato di maltrattamenti di animali.

Reato di maltrattamenti di animali (art. 544 ter c.p.).

La Cassazione pen. n. 22579/2019, rifacendosi al concetto di lesione sancito dall’art 582 c.p., statuisce che è riconducibile al reato di maltrattamenti di animali (art. 544 ter c.p.) anche la condotta del proprietario che, seppur in presenza di una malattia manifesta ed evidente del proprio animaleomette di farlo curare dal veterinario, qualificando, dunque, anche l’aggravamento della malattia, cagionato dalla condotta trascurante e omissiva del proprietario, come reato di maltrattamenti di animali (art. 544 ter c.p.).

“In materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie di maltrattamenti di animali (art. 544 ter cod. pen.) configura un reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta per crudeltà, mentre configura un reato a dolo generico quando la condotta è tenuta senza necessitàNel reato di maltrattamenti di animali la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’art. 582 cod. pen., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissivaConfigura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamenti di animali, art. 544 ter, in relazione all’art. 582, cod. pen., l’omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione dell’integrità dell’animale“.

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N.B. Stefano Ligorio è anche autore di un libro dal titolo: ‘IL RISARCIMENTO NEL PROCESSO CIVILE -errori da evitare, e rimedi esperibili– (Giuda Pratica alla luce del Codice Civile, del Codice di Procedura Civile, e della Giurisprudenza in materia)’.

Stefano Ligorio